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ITINERARIO DI SANT'ANTONIO

Il sentiero proposto, essendo un anello, puo’ essere iniziato dall’abitato di Mezzomonte, da quello di Dardago, dalla localita’ di Ciampore oppure dall’attacco del sentiero CAI 990a. Indipendentemente dal punto di partenza prescelto il percorso consente di riscoprire antichi sentieri e strade che fino a non molto tempo fa facevano parte della quotidianita’ delle persone che hanno abitato e vissuto questi luoghi.
Percorrendo questo itinerario si scoprono valli dimenticate come quella di S. Antonio o quella delle Salere oppure si possono ammirare i resti degli antichi pascoli della Costa Lunga e della Costa Corta oppure ancora, in alto, ci si puo’ fermare per sentire sul viso l’aria che, incontrando i rilievi pedemontani, inizia a salire. Itinerario ad anello facile ed ottimamente segnato che, con un dislivello di circa 550 metri, consente di ripercorrere antiche strade e sentieri dell’ambito pedemontano. Percorso consigliato anche durante i mesi invernali. In caso di piogge presenta diversi tratti fangosi. Il tragitto proposto richiede una mezza giornata per poter essere percorso.

Giglio di San Giovanni
Il giglio di San Giovanni e’ una pianta erbacea perenne, alta 30-80 cm, con fusto eretto e base macchiata di porpora che e’ possibile osservare lungo questo itinerario. Porta 1-5 fiori eretti di colore aranciato o rosso-aranciato, a volte con punteggiature brune. Il nome del genere Lilium e’ il nome latino del giglio, mentre il nome della specie bulbiferum significa portatore di bulbi e fa riferimento ai bulbilli posti all’ascella delle foglie superiori o al bulbo posto nel substrato. Si rinviene lungo le pendici prative umide ed assolate, tra le alte erbe, negli arbusteti e nei boschi radi su terreni calcarei, dai 500 ai 2000 m. Fiorisce in maggio-luglio.

Antichi sentieri
Sono antichi sentieri e antiche strade quelle che vengono percorse da questo itinerario. I segni della presenza e delle attivita’ dell’uomo sono ovunque ma ormai sono solamente delle tracce che stanno per essere cancellate dall’abbandono. Queste ”vie della montagna” sono sospese tra presente e passato e percorrendole ci permettono di respirare e di rivivere quello che siamo stati e di porci delle domande su quello che saremo. Di sicuro, questi sentieri, facilmente raggiungibili dalle citta’ della pianura friulana, consentono di perdersi in tutta sicurezza nella Natura e meritano di essere valorizzati e riscoperti perche’ possono comunque darci ancora molto.

Le colline
L’area collinare posta ad est dell’abitato di Dardago con boschi e radure e’ un ambiente nel quale con un po’ di attenzione e fortuna si possono osservare diversi specie animali caratteristiche. Nelle giornate umide e piovose frequente e’ l’incontro con la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) che lenta si muove tra le foglie. Altre volte un leggero calpestio svela la presenza di un capriolo (Capreolus capreolus), che si allontana nel bosco. Sui resti di antichi pascoli, verso la sommita’ dei colli, alzando gli occhi al cielo, talvolta e’ possibile osservare il volo di un grande rapace. E’ il biancone (Circaetus gallicus), l’aquila dei serpenti, che frequenta abitualmente queste zone ricche di correnti ascensionali e che spesso vola con un serpente, come preda, nel becco.

I pascoli
I pascoli del territorio comunale, lungo i versanti, risultano costituiti da vaste praterie aride attorniate da macchie di arbusti e boschi di latifoglie termofile. Piu’ su dove il pendio lascia lo spazio ad un altopiano ondulato il paesaggio diviene tipicamente carsico ed i pascoli risultano circondati da impianti artificiali di resinose e boschi naturali di faggio. I pascoli a queste quote sono di natura antropica e la loro origine risale al medioevo quando con il diffondersi dell’allevamento inizio’ un consistente processo di disboscamento dal quale, nel corso dei secoli, venne risparmiato solamente il bosco del Cansiglio. Agli inizi del 1900, tutti i versanti meridionali della dorsale Cansiglio-Cavallo, si presentavano come un grande pascolo punteggiato di stavoli e casere. Negli ultimi decenni, in seguito all’abbandono delle pratiche zootecniche tradizionali in favore di attivita’ piu’ remunerative nei maggiori centri della pianura pordenonese, il paesaggio sta subendo una rapida evoluzione con il bosco che si sta velocemente riappropriando dei suoi antichi domini.

Mezzomonte
Mezzomonte e’ un piccolo borgo caratteristico, con case di sassi disposte e costruite su piu’ livelli, che si affaccia mollemente sull’ampia pianura, da un costone a circa 500 metri sul livello del mare. Il suo nome, che un tempo sembra invece fosse Nuvolone, descrive molto bene la sua posizione geografica nel contesto montano perche’, a chi lo osserva dalla pianura, esso appare davvero come una linea continua di case ”fissata” a meta’ montagna. Raggiunto il Paese lungo l’unica strada, si ha come punto di riferimento la chiesa e la piazza, da qui ci si puo’ dirigere verso boschi di castagno, prati aridi, canaloni infossati, semplicemente scegliendo uno dei tanti sentieri. Facile allora incontrare i ciclamini, la rosa gallica, ed in primavera fioriture profumatissime di narcisi bianchi, con punti colorati di peonie selvatiche, giaggioli susinari e gigli di San Giovanni. L’origine di questo paese e’ incerta, anche se sicuramente i primi ad abitarci furono boscaioli, carbonai e pastori, popolazioni forse di origine albanese al servizio della Serenissima o popolazioni germaniche in periodo medioevale. In ogni caso lassu’ le prime genti conducevano una vita dura, lottando con le misere risorse del posto, come la scarsita’ d’acqua e l’isolamento. Oggigiorno i residenti sono meno di un centinaio, ma in estate le presenze aumentano per il rientro di tante persone emigrate nei diversi paesi del mondo.