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Attorno al Torrente Artugna
 

 


MAPPA ED ALTIMETRIA in fondo alla pagina


 

L'itinerario ha uno sviluppo di circa 12 Km e consente di apprezzare la grande variabilita' ambientale del territorio. Il sentiero ha un andamento ondulato e presenta numerosissimi punti di interesse che riguardano materie come la geologia, la botanica, la zoologia e l'archeologia. Vero protagonista del percorso e' pero' il torrente Artugna: il torrente che non c'e', il torrente dai due nomi. Infatti, nella parte alta e' perenne e viene chiamato Cunath, mentre nella parte bassa il suo alveo e' spesso asciutto e qui viene chiamato Artugna.

 

Questo corso d'acqua e' una presenza importante per le persone e le genti che hanno abitato e abitano in questi luoghi perche' le loro case sono state fatte con i suoi sassi e la sua acqua da sempre li disseta. Per questo motivo il torrente Artugna e' divenuto il simbolo della cellula ecomuseale del 'Piccolo Teatro di Dardago'. Itinerario, ottimamente segnato e facile da seguire che richiede uno mezza giornata per essere percorso. In alcuni tratti, con pioggia e fango richiede attenzione.

 

Cellula ecomuseale

La struttura centrale della cellula ecomuseale del Comune di Budoia (appartenente all'Ecomuseo delle Dolomiti Friulane ''Lis Aganis'') e' situata in piazza a Dardago all'interno dell'ex teatro del Novecento, di recente ristrutturato. La struttura e' un ambiente multifunzionale che costituisce un importante punto di partenza per la comprensione e la scoperta del territorio pedemontano. Il concetto di ecomuseo infatti prevede che tutto il territorio comunale sia interpretato come un'aula didattica a cielo aperto. Divengono cosi' parte integrante degli spazi espositivi dell'ecomuseo le emergenze naturalistiche, storiche e culturali presenti nel territorio.

 

El Balèr

In piazza a Dardago fino a qualche anno fa non si aveva mai la sensazione di essere soli. Questo succedeva perche' c'era il Baler. Lui arrivò in paese tra il 1854 ed il 1863 e visse circa 150 anni. Fu chiamato cosi' perche' faceva dei frutti globosi, sferici che sembravano delle ''bale''. Il Balèr era un platano (Platanus hybrida Brot) ed era sicuramente una delle prime cose che venivano in mente quando si pensava a Dardago. L'albero presentava una caratteristica cavita' nel fusto. Si trattava di un'antica ferita inflittagli, quando era giovane, da due cavalli ed un asino che erano stati legati al suo tronco. Impauriti da un violentissimo temporale gli animali, nel tentativo di liberarsi, danneggiarono la corteccia della pianta originando la ferita dalla quale inizio' lo sviluppo della cavita'. Nel 2010 è stato abbattuto e sostituito da una pianta della medesima specie ma molto più giovane. La Piazza oramai ha un nuovo guardiano: il Balerùt.

 

L’Artugna

Il greto del torrente Artugna e' un luogo di rara bellezza. Si procede in piano su bianchi depositi alluvionali che il corso d'acqua ha creato divagando all'interno del suo alveo. La vegetazione arbustiva ospita diverse specie di salice (Salix ss.pp.), il sambuco (Sambucus nigra) ed il ginepro (Juniperus communis) che riescono a sopravvivere in questo ambiente in cui l'acqua di solito filtra veloce giu' tra i sassi ma ogni tanto arriva con violenza e rumore saltando sopra le rocce. Alzando la testa poi, lo sguardo si perde lungo i pendii della dorsale pedemontana, risale lo spettacolare ghiaione della Val Grande per infine incontrare il cielo.

 

Muretti in sasso, campi e siepi

Lungo l'itinerario spesso si possono osservare dei muretti a secco, abilmente costruiti, che costituiscono un'importante testimonianza di un paesaggio e di un modo di vivere l'ambiente pedemontano che ormai sta scomparendo. Sono fatti solo di sassi, di fatica, e dell'abilita' delle mani che li hanno deposti. Spesso questi manufatti sono accompagnati da siepi arboreo-arbustive che conferiscono al territorio il caratteristico aspetto a campi chiusi. Le siepi, specialmente quelle con piu' piani di vegetazione, costituiscono un ambiente molto simile al bordo di un bosco offrendo, rifugio e risorse alimentari ad una grande quantita' di animali.

 

Il bosco

L'itinerario proposto consente di muoversi attraverso diverse formazioni boscate osservando alberi come la farnia, la rovere, l'orniello, il frassino, il carpino bianco, il carpino nero, il castagno, il nocciolo e molte altre ancora. I boschi pero' non sono solamente il risultato della somma di diversi alberi ma costituiscono degli ecosistemi complessi ai quali partecipano anche animali, componenti inorganiche e climatiche. In particolare queste formazioni forestali sono anche il risultato delle attivita' umane, particolarmente intense nel passato e praticamente nulle ai giorni nostri. Sono ambienti in rapida evoluzione che richiedono attenzione e pongono interessanti questioni a livello gestionale.

 

El mulin de Bronte

Il mulino venne eretto ad opera del conte Gio.Battista Fullini nel 1700. Nel 1776 un omonimo del Conte, il figlio o forse il nipote, chiese un permesso per un nuovo condotto per prelevare acqua dalla canaletta, che alimentava l'orsolio di proprieta' dello stesso Conte, per azionare le ruote dell'edificio a ''Molino da Macina di Grano'', con la condizione che ''... adempiuto che avera' l'Acqua l'Uso del Molino Supplicato ritornera' a restituirsi nella Roggia Investita inserviente all'uso dell'Edifficcio da Orsoglio Investito ...''. Il mulino a quell'epoca era probabilmente una piccola costruzione che raggiunse le dimensioni di quello attuale di Bronte solo con successivi ampliamenti tuttora visibili.

 

 

El Cunath

Il torrente Artugna e' perenne solo nella parte alta (fino all'abitato di Dardago) dove viene chiamato Cunath. Le sue sorgenti sono situate nella zona delle Crode di San Tome' (Sboada) e le sue acque alimentano, in parte, l'acquedotto del comune. Nella parte bassa invece l'Artugna filtra all'interno del materasso alluvionale lasciando in superficie un bianco alveo ghiaioso che piu' a valle confluisce nella Livenza. Il torrente in occasione di forti piogge genera delle violente montane una delle quali e' ricordata con una lapide nel paese di Dardago con la frase: ''Adi' 21 ag.to 1732 - Cadde tempesta che fece gran montana et ...''

 

La Canaletta (el rujal)

Nel 1669, il signor Simone Folin chiese il permesso di utilizzare l'acqua del torrente Artugna convogliata in una roggia che, scendendo sulla riva sinistra quasi parallela al torrente e scorrendo poi a lato dell'arteria principale del paese, alimentava un ''orsolio'', ossia un edificio destinato alla tessitura della seta che si trovava nel centro abitato. Venne cosi' realizzata la canaletta in pietra, detta rujal, ancora visibile e da poco ripulita e restaurata. Il rujal consentiva quindi di raccogliere l'acqua nel Cunath, prima che questa filtrasse nei depositi ghiaiosi che caratterizzano il tratto a valle del torrente Artugna, e di restituirla a valle, dove veniva utilizzata la sua energia.

 

opere di restauro del Rujal

 

Il restauro e recupero del Ruial ha rappresentato un positivo esempio di collaborazione fra amministrazioni locali (Budoia e Polcenigo), istituzioni (Montagna Leader), Corpo Forestale e cittadini.Tutti assieme hanno fatto "sistema", e da settembre 2013 ad aprile 2014 decine di volontari hanno prestato la loro opera (quasi quotidianamente) lungo la storica canaletta in pietra, impiegando 3.000 ore di manodopera per la fugatura e pulizia del Ruial e ricostruzione dei tratti danneggiati o mancanti, e la sistemazione e messa in sicurezza del "troi de San Tomè" che, costeggiando "el ruial", porta dal "molin de Bronte" a San Tomè.
Si tratta di un sentiero naturalistico, particolarmente adatto sia agli sportivi (per mountain bike, jogging, nordic walking), che alle famiglie con bambini e amanti della natura in genere. Inoltre, grazie ai fondi (18.000 euro) reperiti nell'ambito del progetto "Liquentia/Montagna Leader",  gestito in collaborazione  dai comuni di Polcenigo e Budoia, sono stati  acquistati e messi in opera 150 metri di nuovi "conci in pietra, del tutto simili a quelli originali del 1669, necessari alla ricostruzione del tratto di ruial che venne sepolto negli anni '70 dai detriti della cava di Perer. Quella che era diventata un'area inaccessibile e degradata è stata trasformata in un'area pic-nic,  con panchine in pietra, una piccola piantagione di lamponi, ribes e fiori vari,  e una splendida cascata con una scalinata costruita con "i sass de l'Artugna" , luogo ideale per un momento di relax per ammirare la natura circostante ascoltando il gorgoglio dell'acqua. Sulla sommità della cascata si potrà anche notare un giovane ulivo, messo a dimora durante la 1^ Festa del Ruial il 3 maggio 2014 da signore e signorine di varie nazionalità quale simbolo di pace e amicizia. Anche il sogno di rimettere la ruota ad acqua al Molin de Bronte sta diventando una realtà: un artigiano locale, maestro nel lavorare il ferro battuto, si è offerto di costruire una nuova ruota ad acqua che verrà installata prossimamente a valle della cascata del Molin de Bronte. Finito il grande sforzo sul Ruial,  i volontari  non staranno con le mani in mano, e tengono "il motore acceso",  in attesa di  iniziare nuovi progetti per il miglioramento e promozione della vallata de Val de Croda  e del territorio pedemontano di Budoia. 

 

 

La palestra di roccia

Il bastione roccioso che si eleva per alcune centinaia di metri si e' probabilmente formato in seguito ad un franamento del M.te Brognasa avvenuto in epoca preistorica. Negli anni trenta questo giallastro e strapiombante paretone desto' l'interesse di Raffaele Carlesso, famoso alpinista pordenonese, che con l'amico e compagno di cordata Renzo Granzotto, vi apri' alcuni itinerari ancora oggi considerati al limite delle difficolta' alpinistiche. Dopo un periodo di abbandono, agli inizi degli anni sessanta, il luogo venne riscoperto, rivalutato ed utilizzato come ambiente idoneo ai corsi di roccia. Oggigiorno, la palestra di Dardago e' molto frequentata ed ospita numerose vie con difficolta' tecniche comprese tra il grado IV' ed il grado VII' della scala UIAA.

 

La Chiesetta di San Tomè

Nascosta all'interno di un fitto rimboschimento di cipresso di Lawson e di abete rosso si trova la chiesetta di San Tome'. L'edificio attuale e' stato sistemato nel 1600 ma il primo nucleo costruttivo e' molto piu' antico risalendo al XIII secolo. In eta' romana si ipotizza che nell'area fosse presente un nifeo, ovvero un tempietto collegato al culto dell'acqua lustrale. Nella zona nel corso degli anni sessanta sono stati rinvenuti reperti (nuclei, bulini, punte di freccia, piccole asce, ecc.) riferibili al Neolitico, all'Eneolitico e all'eta' del Bronzo. Numerosi sono anche i reperti di epoca medioevale. La chiesetta semplice, austera ed immersa nel verde risulta suggestiva ed invita alla riflessione.

 

Le colline

L'area collinare posta ad est dell'abitato di Dardago con boschi e radure e' un ambiente nel quale con un po' di attenzione e fortuna si possono osservare diversi animali tipici della zona.Nelle giornate umide e piovose frequente e' l'incontro con la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) che lenta si muove tra le foglie. Altre volte un leggero calpestio consente di intravedere un capriolo (Capreolus capreolus) che si allontana nel bosco. Altre volte, sui resti di antichi pascoli, verso la sommita' dei colli, alzando gli occhi al cielo e' possibile osservare il volo di un grande rapace, bianco di sot.

 
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