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Paese che vai, fungo che trovi Budoia
testo e foto di Claudio Angelini
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Parlando con chi raccoglie funghi, è
difficile sentirsi dire che si son trovati
dei Boletus aestivalis: solitamente si
dirà di aver trovato dei 'Porcini'.
Se, invece, la stessa conversazione
dovesse avvenire tra paesani di
Budoia, probabilmente si
sentirebbero dire: 'avon c'atat i
'Barbagnoth'!?
Il problema dei nomi dialettali dei
funghi è proprio questo: valgono
solo per un ristretto territorio.
A volte, i nomi cambiano già dopo
pochi chilometri, anche solo da una
vallata all'altra o da un Comune
all'altro. Le 'Spugnole' (Morchella
esculenta) per esempio, diventano
'Spondole' a Caneva o 'Marsucui' a
Porcia.
Anche usando i nomi popolari dei
funghi, cioè quelli in lingua italiana,
il problema non è ancora risolto.
Magari ci si intenderà all'interno
di un'area più vasta, a volte il nome
popolare di un determinato fungo
sarà sempre lo stesso all'interno di
una stessa Regione o addirittura
di più regioni confinanti. Ma anche
in questo caso non andremmo molto
lontano in quanto i nomi in italiano
dei funghi cambiano a seconda che
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'Bale Dhardane' (Amanita caesarea) |

'Barbagnoth' (Boletus aestivalis)
 'C'alderins' (Boletus aereus)
 'C'apelons' (Macrolepiota procera e Macrolepiota fuliginosa),
| ci troviamo nell'Italia del nord, del
centro o del sud. L'unico modo per chiamare i funghi in modo corretto, è quello di usare i nomi scientifici che, come avviene anche per tutti gli altri esseri viventi, sono in lingua latina secondo quanto stabilito da un sistema cosiddetto binomiale, cioè costituito di due parole è un 'nome' (Genere) ed un 'cognome' (specie) è, inventato dallo svizzero Gaspard Bauhin nel 1596 e successivamente adottato dallo svedese Carlo Linneo nel 1753 nel suo sistema di classificazione scientifica, tuttora valido e riconosciuto in tutto il mondo. Quindi, se diciamo di aver trovato l'Amanita cesarea, ci capiranno tutti, giapponesi compresi. Se diciamo di aver trovato un 'Ovolo buono' (che è il nome popolare dell'Amanita caesarea), ci capiranno quasi tutti gli italiani. Se invece diciamo di aver trovato la 'Bala Dhardana', beh, in questo caso ci capiranno solo a Budoia! Ma allora, al giorno d'oggi, ha ancora un senso tener conto dei vecchi nomi dialettali dei funghi? Certo che sì, non certamente per scopi scientifici, ma senza dubbio per aspetti culturali. Seguendo a ritroso i nomi dialettali dei funghi, infatti, possiamo ricostruire e tenere in vita |
un pezzo di storia, di usi e costumi di
un tempo in un determinato territorio. A Budoia, per esempio, sono assai pochi i funghi che hanno un nome dialettale. Ciò significa che in passato si raccoglievano tanti funghi, ma di poche specie, solo quelli che per tradizione erano da sempre consumati e la cui conoscenza si era tramandata di generazione in generazione. Qui venivano raccolti pricipalmente 'Barbagnoth' (Boletus aestivalis), 'C'alderins' (Boletus aereus), 'Bale Dhardane' (Amanita caesarea), 'C'arte rosse' (Agaricus urinascens e Agaricus arvensis), 'Foncs de la brosa' (Clitocybe geotropa), 'Peverins' (Lepista paneola), 'C'apelons' (Macrolepiota procera e Macrolepiota fuliginosa), 'Roans' (Russula sp.), 'Verdons' (Russula virescens) e 'Pitaruoi' (Amanita vaginata e relativo gruppo). Conoscendo i luoghi dove tali funghi crescono, si trattava principalmente di specie tipiche dei prati destinati allo sfalcio o al pascolo (Ciarte rosse, Peverins, Foncs de la brosa, Ciapelons), oppure dei castagneti da frutto che, fino a non molti anni fa, venivano mantenuti perfettamente puliti per favorire la successiva raccolta della castagne (Barbagnocs, C'alderins, Roans, Verdons e Bale | 
'Foncs de la brosa' (Clitocybe geotropa)
 'C'arte rosse' (Agaricus urinascens e Agaricus arvensis) Foto di Emanuele Campo
 'Peverins' (Lepista paneola)
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'Pitaruoi' (Amanita vaginata e relativo gruppo).
 'Roans' (Russula sp.)
| Dhardane). Come si vede, si tratta di
quei funghi che crescevano tipicamente nei luoghi dove la gente svolgeva i lavori agricoli e produttivi tipici della fascia pedemontana. E si spiega in questo modo come mai queste specie, un tempo così comuni, siano oggi divenute così rare: proprio per l'abbandono ed il degrado di quei luoghi ove queste specie crescevano un tempo così abbondanti. Curioso il fatto che i Chiodini (Armillaria mellea e relativo gruppo), la specie oggi più comunemente raccolta, non abbiano mai avuto un vero nome dialettale a Budoia: lo si spiega col fatto che un tempo non venivano affatto raccolti, anzi, 'c'apadi a pethade', perchè ritenuti, oltre che non commestibili, dannosi per l'ambiente! Quanto più saggi e quante più cose conoscevano i nostri avi? e senza 'tanta scuola'!
 'Verdons' (Russula virescens) |
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