IL SENTIERO NATURALISTICO DI SAN TOME'
BREVI ANNOTAZIONI
GEOLOGICHE
GENERALI
La
valle del torrente CunazArtugna, interessata dal sentiero, fa parte del versante
sudorientale
delle Prealpi Carniche Occidentali compreso tra Budoia e Montereale
Valcellina. L'area è caratterizzata da rocce prevalentemente calcaree che
si
sono formate nel periodo Giurassico - Cretacico. In tale epoca l'ambiente
era quello di piattaforma marina e cioè di mare basso con poche aree emerse
in cui si verificava una rilevante deposizione di carbonato di calcio dovuto
alla notevole attività organica. Un esempio attuale di quella realtà sono
le isole Bahamas. Ci troviamo infatti su quello che era durante il Giurassico-Cretacico
il margine nord occidentale della Piattaforma Friulana,
collegato verso ovest,
tramite una scarpata, al bacino di Belluno, in cui si depositavano sedimenti
di mare più profondo. La zona è stata poi
soggetta nel periodo che va dal
Miocene al Pliocene ad una intensa attività deformativa, dovuta alla formazione
della catena alpina, che con i suoi
sollevamenti ha determinato gran parte
dell' attuale paesaggio . Alla fine dell'ultima glaciazione (wurn: terminata
circa 12.000 anni fa) i
fiumi hanno dato luogo alla deposizione di enormi
quantità di materiale, determinando così la formazione dell'alta pianura padana
(conoidi
alluvionali). Gli attuali torrenti a regime temporaneo, a corso breve
e con elevata pendenza, presenti lungo l'intero versante sud orientale delle
Prealpi Carniche Occidentali, hanno originato ed alimentano tuttora conoidi
di deiezione di una certa importanza, favoriti in questo anche dalla discreta
fratturazione della massa rocciosa, accentuata dal diffuso carsismo. Quest'ultimo
nomeno influenza inoltre la gran parte dell'idrografia della
catena montuosa
del CansiglioCavallo. Successivamente i torrenti hanno inciso i conoidi, originando
una o più serie di terrazzi come quelle ben
visibili lungo il corso del CunazArtugna.
Aspetti
geologici e geoformologici rilevanti riscontrabili lungo il sentiero di San
Tomè.
1.Nel
primo tratto del percorso, sino circa quota 336 m, il
sentiero si snoda sui
sedimenti alluvionali pluriterrazzati del torrente CunazArtugna.
2.Da quota 390 m in
avanti, per circa 100 m,
il sentiero corre lungo una parete rocciosa costituita da strati calcarei decimetrici
con presenza di strati argilloso marnosi
centimetrici. In alcuni punti (ad es.
a quota 430), si possono osservare, sempre in parete, sezioni di sacche di argilla
verde chiaro nel calcare
variamente eroso, registrazione di una temporanea emersione
dal mare e successivo deposito di sedimenti terrigeni (cioè sedimenti non di
origine marina,
ma terrestre) durante il Cretacico.
3. Dalla chiesetta di San Tomè (punto più settentrionale
del sentiero), la
valle del CunazArtugna cambia completamente di direzione puntando
verso N-E, mantenendo, sulla sinistra del torrente, le 'Crode di San Tomè.
Questa
parete subverticale, di circa un centinaio di metri di calcare cretacico,
di cui sono ben visibili le stratificazioni, viene utilizzata come palestra
di
roccia. L'improvviso cambio di direzione sopra citato della Valle superiore
detta della Stua, ne indica la chiara origine tettonica; il torrente
CunazArtugna
nel suo tratto superiore si impostò su una linea di frattura (a causa del terreno
più erodibile), chiamata Periadriatica. Questa linea, che
prosegue verso sud ovest
passando per Mezzonionte e Caneva, si originò dalle deformazioni che più in
generale determinarono il sollevamento
dell'intera catena montuosa.
ASPETTI DELLA FLORA
E
DELLA VEGETAZIONE
Aspetti
della flora e vegetazione
Il
paesaggio che ci circonda è la complessa espressione delle trasformazioni naturali
e antropiche
succedutesi nel tempo: quelle naturali dovute ai mutamenti climatici,
all'evolversi del suolo e alla successione delle cenosi, nella loro naturale
tensione al miglior sfruttamento dell'energia disponibile e quelle prodotte
dall'intervento dell'uomo dovute sia alla costruzione di manufatti, che
agli
interventi intenzionali e non sul manto vegetale.
Il sentiero naturalistico, nel suo pur breve percorso, attraversa almeno sette
aspetti
degni di considerazione:
a la zona del mulino con i prati stabili e le siepi segnaconfine;
- il greto del torrente Artugna;
- il
bosco ceduo di Carpino nero e Orniello con presenza di
Roverella e Nocciolo;
-la parete rocciosa strapiombante sul sentiero;
-il
ghiaione con la presenza di festuca spectabilis e Geranium macrorhizum;
-la zona di rimboschimento di conifere presso la chiesetta si San Tomè.
Ma basta qualche piccola disgressione, inoltrandosi nel vallone e salendo di
quota, per imbattersi, soprattutto nel periodo primaverile, nelle praterie a
Sesleria che ricoprono i ripidi versanti del massiccio montuoso ricche di stupende
fioriture di narcisi, peonie, asfodeli, genziane, garofanini, gladioli.
E' evidente, come in questi ultimi anni, l'aspetto del costone del Cansiglio-Cavallo,
che incombe ripido su Budoia, sia radicalmente cambiato, al
variare dell' utilizzo
di tali aree.
Lo sfalcio dell'erba delle antiche praterie aspetto secondario a seguito di
disboscamento aveva
mantenuto, per lungo tempo, questi versanti privi di alberi.
Anche il suolo, impoverito dal continuo asporto di biomassa, contribuiva a contrastare
la
naturale evoluzione della vegetazione.
L'incespugliamento odierno, favorito dalla mutata gestione del territorio, ha
portato alla graduale
riconquista del versanda parte di lingue arboree sviluppate,
per la maggiore presenza di umidità, soprattutto negli impluvi costituite da
una boscaglia
di Carpino nero e Orniello,
cui si accompagna, al variare delle condizioni edafiche, sempre più spesso la
Roverella.
La flora delle
praterie aride delta pianura si limita a colonizzale ghiaie dei
torrenti; i polieroprati aridi di quote più elevate limitati alle zone dove
affiorano le
roccie e la presenza di humus è ancora molto scarsa. Alcuni di
questi aspetti sfumano - e, a volte, si compenetrano - uno nell'altro.
La
zona del mulino con i prati stabili e le siepi segnaconfine
I
prati stabili erano ampliamente diffusi in tutta la zona su terreni fertili,
ben
provvisti di acqua, ma con un drenaggio efficace e profondo.
In passato coprivano ampie superfici sia nella pianura che nella fascia delle
colline,
diventando invece più rari nella zona montana, che pure presenterebbe
condizioni ecologiche favorevoli, a causa del prevalere in questa zona di suoli
aridi e calcarei.
La densa cotica erbacea comprende graminacee di buon valore foraggero quali
Arrhenatherum elatius, Dactylis glomerata, Pba
pratensis, Festuca pratensis,
Lolium perenne, Holcus lanatus, Trisetum flavescens, Anthoxanthum odoratum.
Altre buone foraggere sono Leontodon hispidus,
Achillea millefolium, Crepis
biennis, Ornithogalum, Alchemilla, ecc.; di particolare pregio per l'elevato
contenuto proteico sono le leguminose
7W/blium pratense, Trifoliuni repens,
Lotus cornieulatus e varie specie di Vicia.La vegetazione di questi prati stabili
è formata da specie che in Europa
si possono considerare spontanee, esse, tuttavia,
in condizioni naturali dovevano risultare abbastanza rare e circoscritte agli
ambienti di boschi
degradati per frane o caduta degli alberi più vecchi ad opera
del vento.
L'azione dell'uomo le ha diffuse e rese comuni nelle pianure
dell'Europa temperata,
in collina e bassa montagna.
I prati stabili della zona sono in genere di origine colturale: le specie vengono
seminate e non sempre corrispondono ai ceppi selvatici; anche la composizione
risulta influenzata dalla semina iniziale.
La tendenza naturale è
verso la ricostruzione di cespugli e boschi di latifoglie,
ma viene bloccata dal ripetersi ogni anno delle falciature. I prati stabili
sono delimitati da
siepi arboreo-arbustive.
Fino a qualche tempo fa la siepe rappresentava un caratteristico aspetto è quello
a campi chiusi della pianura e delle zone
collinari non solo della nostra provincia,
ma di gran parte dell'Europa. Introdotta in epoca rinascimentale, quale segna
confine, ha compensato la
progressiva scomparsa dei boschi planiziali e collinari.
Le siepi presentano più piani di vegetazione, in una situazione strutturale
molto simile a
quella di bordo di un bosco, zona ecologicamente tra le più pregevoli
per biodiversità.
Sponde e greto del torrente Artugna L'Arbusteto pioniero
di greto si sviluppa
soprattutto dove il tor. rente ha la possibilità di divagare, creando superfici
di deposito.

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